Non è il titolo di un film apocalittico, ma si tratta solo del mio primo post dall’Italia. Volutamente non ho scritto immediatamente, perché avevo bisogno di sentire, non volevo fosse uno “scrivere-per-riflesso-incondizionato”, ma avevo bisogno di sentire il bisogno di scrivere. Mi sono preso cura di questo blog, di questa creatura per due mesi e non la lascerò sbiadirsi tra i milioni di siti che colorano la Rete.
Certo, non sarà più PsychoBLOGy from USA, anche se almeno per qualche giorno l’eco dei miei momenti tra Boston e NYC risuonerà ancora attraverso foto e canzoni.
Intanto questa è la classifica delle domande più frequenti che mi sono sentito rivolgere in questi sette giorni:
1. Come è andata?
2. Sei ancora svarionato dal jet-leg?
3. Che tempo c’era?
4. Contento di essere tornato?
5. Com’è Boston?
6. Meglio Boston o NY?
7. Le americane?
8. Gli americani?
9. La pasta la mangiavi?
10. Conosci la fine delle serie televisive?
Vi prego chiedetemi anche qualcos’altro, non ne posso più!!!
Si, lo so, sono un po’ insofferente e sociopatico in questi giorni, credo che sia una patologia che colpisca tutti coloro che se ne stanno via per un po’ e quando tornano gli va tutto stretto…forse dovrei essere messo in quarantena. Ermo, tu che sei un Guru in questo dimmi che devo fare .
Nuovi cambiamenti, nuovo design per il blog. Si lo so, fa molto dark, ma è in sintonia con il mio umore e con il clima di Halloween…non trovate?
Beh, per chi non lo sapesse oggi sto scrivendo da camera mia, Casalpusterlengo.
Da ormai (obbligato) tifoso di baseball, tiriamo le somme di questi due mesi negli USA.
Sono stato a Boston, a New York, ho girato in lungo e in largo lo stato del Massachussets, ho pucciato i piedi nell’oceano atlantico e ho fatto un pic-nic nel bosco di Salem; ho partecipato ad una serata di gala, alla raccolta delle mele e bevuto birra gelata e tequila mentre sconosciuti mi spiegavano le regole del baseball; ho salvato uno scoiattolo e sono stato attaccato da procioni famelici (da qui mi spiego perchè in due mesi ho visto un solo gatto…in un appartamento); sono stato su due set cinematografici e in uno di questi ho mangiato al catering e ho conosciuto Kate Hudson; sono stato nella curva di uno stadio di football; ho festeggiato per la seconda volta in un anno la festa del lavoro, il Columbus Day e un Kippur; ho fatto tanti chilometri in bici e una sessantina di punti a basket; non tocco un bicchiere di vino da due mesi e talvolta ho fatto colazione con un cheesburger (e qui Dorothy sbocca ); ho cucinato tanto e ho imparato a fare i muffin; sono stato sui ferry boat e su un bus solo di cinesi (anche il bus era fatto di cinesi); ho girato in lungo e in largo per New York e o gridato Taxiiii! Sono stato in un mega ipermercato americano, in un negozio che vendeva solo proteine, in un negozio che vendeva solo scheletri di animali e in un negozio che vendeva…modelli di negozio (?!?). Ho disegnato e fatto centinaia di foto. Ho scritto tre capitoli di tesi, ho tenuto un blog e ho scritto 85 mail a Dorothy.
Parliamo di Slang, o per meglio dire, per i non-fenomeni, di modi-di-dire ed espressioni “dialettali”.
Se sei per strada qualche americano ti dice: “Guarda laggiù…un Monet”, non si riferiscono all’opera d’arte di un famoso pittore impressionista, ma ad una persona che da lontano sembra carina, ma quando si avvicina fa “impressione” da quanto è brutta!
Ho sentito chiamare i poliziotti nei seguenti modi: Barney, hog, onion, pig, po-po solitamente preceduti da diversi “f–k”
Se siete una ragazza e qualche americano/a vi chiede se è venuta a trovarvi Sally, o se pensate di andare ad un cotton party, niente a che vedere con la Sally di Vasco o l’amica di Harry, nemmeno con qualche festa o fiera della biancheria, ma il significato è “sei mestruata?!?!?”
Il loro “sono felice come una pasqua” lo esprimono dicendo “I am happy like a dog with two dicks”….ma roba da matti (!!!).
Closing time – time for you to go out, go out into the world.
Closing time – turn the lights up over every boy and every girl.
Closing time – one last call for alcohol, so finish your whiskey or beer.
Closing time – you don’t have to go home but you can’t stay here.
I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
Take me home…
Closing time – time for you to go back to the places you will be from.
Closing time – this room won’t be open ’til your brothers or you sisters come.
So gather up your jackets, and move it to the exits – I hope you have found a friend.
Closing time – every new beginning comes from some other beginning’send.
Yeah, I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
Take me home…
Closing time – time for you to go back to the places you will be from…
I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
I know who I want to take me home.
Take me home…
Closing time – every new beginning comes from some other beginning’s end…
…so fast! Alla faccia di quello che cantava Madonna in Hang Up! Mi sembra ieri di avere iniziato a scrivere su questo blog, invece guardando l’archivio, abbiamo macinato un bel po’ di posts. L’altro giorno, avendo tutta la cucina per me e prendendomi una giornata di stacco dalla tesi mi sono dedicato all’antica arte culinaria e mi sono sperimentato nella preparazione di un dolcetto tipico americano… i MUFFINS! Nella mia relazione sulla mia attività qui in USA inserirò anche questo…ne vado orgoglioso visto la buona riuscita . Allora, la ricetta è molto semplice, per esserci riuscito pure io! Per 12 muffins (ne ho fatti 6 normali e 6 al cioccolato)
300 gr di farina; 100 gr di zucchero; 200 ml di latte; 100 gr di burro; 1 limone; 1 bustina di lievito (nella variante al cioccolato, togliere 80 gr. di farina aggiungendone 80 di cacao zuccherato più pezzettoni di cioccolato fondente a piacere)
Mescolare le uova, il latte e il burro fuso. Aggiungere farina, il lievito, la scorza grattuggiata del limone. Riempire gli stampini di questo preziosissssimo impasto e infornare a 180° per 13-15 minuti max.
Wilma de Angelis…ciucciati il calzino!!!! Al mio ritorno più muffins per tutti! Propongo a Gilli ed Ermo, dopo il “dolce di Bradford”, il Muffin di Boston con l’aggiunta nell’impasto di Gin e fecola di patata!
Notare il dettaglio della carta che lo avvolge…ah nooo!
…certo che cantare a San Siro, che tu sia Bono, Mick Jagger o Vasco è sempre un brivido…ma cantare per la festa scudetto dell’Inter!!! Gario!!! Certo che quando suonavamo il blues con il Pizza a casa di Guasco era tutta un’altra musica Bravo Gario, hai fatto strada!
Oggi è la giornata dedicata alla ricerca e alla lotta al cancro al seno. Ogni donna, di ogni età, razza e status girava per Boston indossando qualcosa di rosa: cappellino, maglietta, felpa etc…
Un post serio ogni tanto non fa male nemmeno a questo blog.
Ancora una volta parliamo di mele (il frutto! Non vorrei che qualcuno mi fraintendesse!). Per tutti gli utenti Apple (come il Pizza ) vi consiglio di farvi un giro su questo blog: GustoMela, che trovate anche nei link sulla destra.
Non ho altro da dirvi oggi, sono stato sul mio laptop a scrivere la tesi per 11 ore di fila e ora vedo il mondo di che mi circonda come e avessi il potere di Neo…rischio un attacco epilettico aiuto!
Questo motto rimbalza sulla bocca di ogni cittadino di Boston. I New York Yankees sono fuori dai play-off, eleminati al primo turno dagli Indiani di Cleveland! Voi direte “ma chi c***o se ne frega?”. Beh, giusto per rendere l’idea, la gente qui si sente come i tifosi milanisti quando hanno eliminato dalla Champions l’Inter…un delirio unico! E queste qui sotto sono le magliette che girano… e sotto ancora una foto scattatata qualche giorno fa dal 58° piano della Prudential Tower, detto anche Top of the Hub. E’ il Fenway Park, the house of Boston Red Sox, soprannominato anche “The Monster”. E’ lo stadio di baseball più vecchio di tutti gli USA.
PS: Mi spiace tanto Monica, so cosa si prova e hai la mia solidarietà. Pensa che il tuo cane e il mio ora stanno rotolando insieme Take care.
Ho iniziato a scrivere questo blog per raccontarvi la mia esperienza qui in USA, attraverso parole, canzoni e immagini. Tra qualche giorno tornerò a casa, dalla mia Dorothy e dai miei amici e colleghi. Che fare di questo blog? Secondo voi deve finire insieme a questa avventura o continuare a vivere? Del resto è una mia creatura… (si-può-fareee!, Frankenstein Junior, Mel Brooks) Sono indeciso…
Apriamo un sondaggio: lasciate i vostri commenti o semplicemente una parola per aiutarmi a decidere democraticamente che farne.